Analisi di alcune poesie del poeta coreano Choi Dongho, tratte dal libro “Radiant Life, Today – Vita Radiosa, oggi”, (IQdB, 2025), volume trilingue coreano, inglese, italiano. La traduzione dall’inglese è a mia cura.
Sono poesie di soli 4 versi l’una. Per capire questo concetto di lirismo estremo come lo ha definito Choi Dongho, rimando alla suo breve saggio critico che trovate nella sezione del blog “da Poeta a Poeta”.
“Un monumento alla poesia”, PAG.27 – L’Impermanenza (Anicca)
La pioggia di primavera bagna il monumento alla poesia
Lettere sbavate, pietre erose
Anche i cuori delle persone sbiadiscono lentamente
Ciò che rimane non sono le parole né la poesia.
La poesia è breve e densa di significato, esplorando la tematica del tempo, della decadenza e della natura effimera di ciò che è materiale e persino spirituale.
Il concetto fondamentale del Buddismo che permea i versi è quello di Anicca (impermanenza), secondo cui tutte le cose composte sono destinate a dissolversi e cambiare.
- Decadenza Materiale: La “pioggia di primavera” e l’immagine del monumento suggeriscono il continuo scorrere del tempo che erode ogni cosa. Le “lettere sbavate, pietre erose” rappresentano l’inevitabile degrado di un’opera umana creata per durare – il monumento alla poesia, e per estensione, l’arte, la memoria, la cultura stessa.
- Decadenza Emozionale: Il degrado fisico è parallelo al degrado interiore: “Anche i cuori delle persone sbiadiscono lentamente”. I sentimenti, le passioni, le convinzioni che hanno ispirato la poesia e che la poesia intendeva preservare, non sono meno effimere della pietra.
Il Vuoto e la Non-Permanenza dell’Io (Anattā)
L’ultima riga offre la conclusione più significativa e buddista: “Ciò che rimane non sono le parole né la poesia.”
- Rifiuto della Forma: Se né le parole (il nāma, la mente/nome) né la poesia (il rūpa, la forma/materia) permangono, la poesia stessa (intesa come forma e contenuto) non è la realtà ultima.
- Il Non-Sé: La negazione finale implica che il vero significato dell’esistenza o della verità non risiede negli aggregati (i cinque skandha: forma, sensazioni, percezioni, formazioni mentali, coscienza) che costituiscono l’individuo o l’opera d’arte.
- La Natura Finale: La poesia non si conclude con un senso di disperazione, ma con una constatazione. Suggerisce che ciò che “rimane” (anche se non esplicitamente nominato) è qualcosa al di là delle creazioni umane effimere, forse l’esperienza pura, la consapevolezza (la natura di Buddha), o semplicemente il grande ciclo di nascita e morte (samsara), in linea con la prospettiva di un’esistenza non duale.
Contesto e Tono
Il tono è di serena, meditativa constatazione, non di amara lamentela. La pioggia primaverile, solitamente simbolo di rinascita, qui è l’agente che accelera la dissoluzione, ma in un ciclo naturale. La primavera porta la nuova vita, ma anche la pioggia che lava via il passato, evidenziando che l’atto del “lavare via” è tanto naturale quanto l’atto del “creare”.
Questo approccio riflette la saggezza buddista che accetta il cambiamento e la sofferenza (Dukkha) non come errori, ma come verità fondamentali dell’esistenza, liberando l’individuo dall’attaccamento a ciò che è destinato a svanire
“Un’eco di montagna”, pag. 41
La sconfinata luce del sole inondava il versante della collina
Brezze leggere e piccole onde come il profumo d’erba,
La voce che mi chiamava dalla collina lontana
Una figura che torna indietro e si allontana con un sorriso luminoso.
Nella sua brevità, la poesia è ricca di immagini che suggeriscono un’esperienza di risveglio interiore o il ricordo di un momento cruciale di comprensione, spesso tematiche centrali nel Buddismo.
La Scena e il Risveglio
I primi due versi stabiliscono un’ambientazione di serenità e pienezza sensoriale:
- “La sconfinata luce del sole inondava il versante della collina”: La “sconfinata luce” (o vastità della luce) può simboleggiare l’Illuminazione (Bodhi), la chiarezza o la verità assoluta che disperde le illusioni. La collina è un luogo elevato, un potenziale spazio di meditazione e distacco dal piano mondano.
- “Brezze leggere e piccole onde come il profumo d’erba,”: L’uso di elementi naturali (brezza, onde, profumo d’erba) evoca una profonda armonia con la natura e un senso di transitorietà (impermanenza, Anicca). La leggerezza della brezza e l’odore dell’erba rappresentano la realtà immediata e il fluire della vita in modo delicato e non gravoso, un ideale Zen di semplicità e naturalità.
La Chiamata e la Figura
I versi successivi introducono un elemento dinamico e personale: una chiamata e l’apparizione di una figura:
- “La voce che mi chiamava dalla collina lontana”: Questa “voce” può essere interpretata in chiave buddista come la chiamata interiore o il richiamo del Dharma (l’insegnamento universale). Proviene da “lontano”, suggerendo un percorso spirituale già intrapreso o un luogo di saggezza che è ancora fuori dalla portata completa del sé lirico, ma verso cui si è orientati. È un’eco, un richiamo che necessita di essere ascoltato e riconosciuto al di là del chiasso mondano.
- “Una figura che tornava indietro e si allontanava con un sorriso luminoso”: Questa figura è il fulcro del mistero e dell’interpretazione buddista. Potrebbe rappresentare:
- Il Maestro (o un Buddha/Bodhisattva): Colui che ha raggiunto l’Illuminazione e si allontana, avendo già mostrato la via con la sua presenza e il suo “sorriso luminoso” (simbolo di compassione e perfetta realizzazione). Il fatto che “tornava indietro e si allontanava” rafforza l’idea che l’aiuto esteriore non è permanente; il cammino deve essere percorso da soli.
- Il Sé Illuminato (la propria vera natura): La figura sorridente e sfuggente potrebbe essere una visione momentanea e fugace del proprio vero sé, la natura di Buddha che è sempre presente ma difficile da afferrare. Appare un attimo per dare un segno e poi svanisce, lasciando il sé lirico con l’impegno di cercarla dentro di sé.
- L’Impermanenza: Il movimento della figura che appare, torna indietro e svanisce, cattura perfettamente il concetto di impermanenza (Anicca). L’Illuminazione non è statica; la felicità e le visioni sono fugaci. Solo il cammino conta.
Conclusione: Il Sorriso Luminoso
Il “sorriso luminoso” è l’immagine più potente, una sorta di benedizione silenziosa. Nello Zen, l’Illuminazione è spesso trasmessa non con le parole, ma con un gesto, uno sguardo, o un sorriso (come il leggendario “Sermone del Fiore” del Buddha).
L’eco di montagna non è solo sonora; è un’eco visiva e spirituale. La poesia è l’istantanea di un momento di grazia, una rivelazione che non viene spiegata ma vissuta nel qui e ora, lasciando dietro di sé solo la luce e la serenità dell’esperienza.
“Buddha nel globo di gocce d’acqua” , Pag. 39.
Nelle gocce blu
Dimora Buddha
Nell’abbraccio di Buddha
Sta il mio cuore errante.
Questa brevissima poesia è un esempio sublime di microcosmo e macroscosmo, dove l’infinitamente piccolo (la goccia d’acqua) racchiude l’infinitamente grande (il Buddha, simbolo dell’Assoluto e dell’Illuminazione).
Il Buddha e la Goccia (Il Microcosmo nell’Assoluto)
I primi due versi stabiliscono l’immagine centrale:
- “Buddha nel globo di gocce d’acqua” e “Nelle gocce blu / Dimora Buddha”: La goccia d’acqua è l’immagine chiave.
- Simbolismo della Goccia: La singola goccia rappresenta l’individuo o il fenomeno (Dharma) nella sua transitorietà. Tuttavia, il fatto che sia un “globo” suggerisce che, per quanto piccola, essa racchiuda una totalità, un universo intero.
- Dottrina dell’Interconnessione (Indra’s Net): Questo è un concetto fondamentale, specialmente nella scuola Hwaeom (Huayan in cinese) del Buddismo coreano: ogni particella dell’universo riflette e contiene l’intero universo. La goccia non è separata dal tutto; il Buddha (l’Assoluto) dimora pienamente in ogni singola e minuscola parte della realtà.
- Il Colore Blu: Il blu spesso simboleggia la purezza, la vastità (come il cielo o l’oceano) e la tranquillità (Nirvana). Le gocce blu sono gocce purificate o che riflettono la profondità dell’esistenza.
In sintesi, l’immagine afferma che la natura di Buddha non è un’entità lontana o metafisica, ma è immanente, presente in ogni singolo, effimero elemento della vita.
L’Abbraccio e il Cuore Errante (La Via della Salvezza)
Gli ultimi due versi descrivono la relazione tra il sé (il poeta) e l’Assoluto (il Buddha) trovato nella goccia:
- “Nell’abbraccio di Buddha / Sta il mio cuore errante.”: Qui si sposta il focus dalla realtà universale all’esperienza personale.
- Il “Cuore Errante”: Questa è una potente metafora del Sé non illuminato. Il cuore è “errante” perché è schiavo del desiderio (Trishna) e dell’illusione (Maya), ed è coinvolto nel ciclo del dolore (Dukkha) e della rinascita (Samsara). È la condizione dell’essere umano prima del risveglio.
- L'”Abbraccio di Buddha”: L’abbraccio è il luogo del rifugio e della sicurezza. Non è un abbraccio fisico, ma la sicurezza spirituale che deriva dal sapere che la Verità (Buddha) è dappertutto, anche nella più piccola goccia. Il cuore trova quiete e stabilità dentro la consapevolezza della realtà ultima.
In un’ottica Zen, l’abbraccio non è una salvezza esterna ma la realizzazione che, se la goccia d’acqua è il Buddha, anche il proprio cuore, per quanto errante, è intrinsecamente legato alla natura di Buddha. La sofferenza cessa quando si riconosce di essere già nell’abbraccio dell’Illuminazione.
Struttura e Atmosfera
La poesia è caratterizzata da una profonda calma e contemplazione. La struttura concisa, quasi un koan (un enigma Zen), costringe il lettore a meditare sulla relazione tra il particolare e l’universale. Non c’è azione, solo dimora: il Buddha “dimora” nella goccia, e il cuore “sta” nell’abbraccio. È l’affermazione di una realtà statica e perfetta che è sempre accessibile.
Questa poesia è una meditazione sulla completezza di ogni momento e la profonda unità di tutte le cose, offrendo conforto e stabilità al cuore umano.
“Il principe dei ragni“, Pag.62
Tra i rami ondeggianti,
Una ragnatela trasparente si allarga nel cielo notturno.
Un principe solitario, in comunione con l’universo
Vaga nel vuoto, catturando anche le meteore.
Questi versi, che utilizzano la figura del ragno e della sua tela per esplorare temi di solitudine, creazione e la relazione tra l’individuo e l’infinito, con possibili risonanze filosofiche.
La poesia eleva il comune ragno al rango di “principe”, trasformando la sua ragnatela da trappola per insetti a un’opera d’arte cosmica e uno strumento di contemplazione.
Il Regno del Ragno e la Creazione
I primi due versi stabiliscono l’ambientazione e l’opera del ragno:
- “Tra i rami ondeggianti,”: Questo suggerisce un ambiente dinamico e instabile—la natura in continuo movimento e cambiamento (l’impermanenza).
- “Una ragnatela trasparente si allarga nel cielo notturno.”: La ragnatela diventa un’immagine potente di creazione e connessione.
- Trasparenza: Simboleggia la sottigliezza dell’esistenza o dell’opera dell’artista/pensatore. È una struttura presente ma quasi invisibile, che cattura la realtà senza imporsi su di essa.
- Cielo Notturno: L’ambiente notturno espande la scena all’infinito, rendendo la tela un microcosmo teso nell’immensità del cosmo. La creazione del ragno è un tentativo di dare forma e ordine al caos o al vuoto notturno.
Il Principe Solitario e l’Universo
I versi successivi definiscono l’identità e l’attività spirituale del ragno:
- “Un principe solitario, in comunione con l’universo”: L’attribuzione del titolo di “principe” sottolinea la dignità e l’importanza del suo compito, che non è banale ma regale.
- Solitudine: È la solitudine del creatore, del saggio o dell’asceta. Nello spirito Zen o Taoista, la solitudine non è una mancanza, ma una condizione necessaria per la vera comunione con l’Assoluto. Solo separandosi dal chiasso mondano si può entrare in contatto con l’universale.
- Comunione con l’Universo: Questo è il momento chiave. La ragnatela non è costruita a caso; è un atto di armonia con il cosmo. Il ragno, tessendo, si allinea e riconosce le leggi e il flusso dell’universo.
- “Vaga nel vuoto, catturando anche le meteore.”: L’azione finale è la più iperbolica e significativa.
- Vagare nel Vuoto: Il “vuoto” (Śūnyatā nel Buddismo) è la natura fondamentale della realtà—la mancanza di un’esistenza intrinsecamente permanente e indipendente. Il principe ragno si muove con padronanza in questo vuoto.
- Catturare le Meteore: Le meteore simboleggiano eventi rari, momenti fugaci di luce, o addirittura i pensieri e le intuizioni (gli Dharma o fenomeni che attraversano la mente). Il ragno, grazie alla sua opera di connessione (la tela), è in grado di catturare l’irripetibile e l’effimero, di dare significato al passaggio del tempo e della conoscenza.
Sintesi Filosofica
Questa poesia può essere letta come un’allegoria dell’artista, del meditante o del filosofo. La tela è:
- L’Opera Creativa: Un tentativo di incorniciare il mondo e conferirgli un significato.
- La Mente Meditativa: Una rete di consapevolezza tesa nel vasto spazio della coscienza, pronta a catturare l’Illuminazione o la Verità che appare come un lampo fugace (la meteora).
Il principe dei ragni è il sé che, attraverso l’isolamento e la disciplina, riesce a tessere una struttura di comprensione che intercetta la realtà cosmica.
“Vita Radiosa, oggi.” pag 16 –
Non chiederti cos’è il passato
Il presente è già il passato
Non interrogarti sul domani
Il presente è la vita futura.
- La Dissoluzione del Passato
“Non chiederti cos’è il passato”
“Il presente è già il passato”
Il primo blocco affronta il passato. Il poeta invita a non indugiare nell’analisi o nel rimpianto del passato, perché tale sforzo è vano. La seconda riga fornisce la ragione filosofica: il momento che stiamo vivendo (il presente) si dissolve immediatamente e costantemente nel passato.
Risonanza Filosofica:
- Impermanenza (Anicca): Tutto è in continuo flusso. Il passato è finito, irrecuperabile e, dal punto di vista dell’azione, non esiste più. Concentrarsi su di esso è fonte di Dukkha (sofferenza).
- Centralità della Coscienza: L’unica realtà sperimentabile è il momento attuale della coscienza. Ciò che era un presente è ora solo un ricordo o un’idea, non una realtà attiva.
- La Creazione del Futuro
- “Non interrogarti sul domani”
- “Il presente è la vita futura.”
Il secondo blocco affronta il futuro. Anche l’eccessiva preoccupazione o la pianificazione ansiosa del domani sono scoraggiate.
Risonanza Filosofica:
- Assenza di Sé Permanente: Il sé che esisterà domani è costruito dalle azioni (il karma) che vengono compiute ora.
- Il Presente come Causa: La riga “Il presente è la vita futura” è l’affermazione più profonda. Non solo il futuro è incerto, ma è interamente generato dalle nostre intenzioni, dalle nostre azioni e dalla nostra consapevolezza nel momento attuale. Il futuro non è un evento che attende di accadere, ma è la conseguenza diretta di ciò che stiamo facendo adesso.
Conclusione: L’Attualità Eterna
Il titolo “Vita Radiosa, oggi” riassume il messaggio. La vera “vita radiosa” (una vita piena, illuminata e significativa) non si trova né nella nostalgia né nell’attesa, ma solo nella piena, consapevole e attiva presenza nel momento attuale.
La poesia è un monito a:
- Lasciar andare (il passato).
- Agire con consapevolezza (il presente).
- Avere fede nell’efficacia del momento presente per forgiare il futuro.
Questa enfasi sul momento presente come unica realtà e come punto di potere per la trasformazione è l’essenza di molte pratiche meditative e della filosofia buddista Zen in particolare.
