Riflessioni su Scienza e Poesia: un binomio perfetto

Riflessioni su Scienza e Poesia: un binomio perfetto

 

La poesia è per me una forma di conoscenza, quindi inseparabile dalla ragione.

Il poeta, grazie alla propria sensibilità, ha una sorta di lente d’ingrandimento che gli permette di vedere “il cuore d’oro “delle cose, per scoprire l’essenza della realtà. Da questo punto di vista, credo che lo scienziato (fisico, matematico) e il poeta, entrambi operano in aree di cultura e conoscenza, collegati tra loro.

Prima di tutto, cercano di fornire le risposte alle essenziali domande su cui l’umanità ha sempre discusso: la comprensione della natura, l’universo, la nostra origine e la nostra fine. Perciò il mestiere comune a scienziati e poeti è, in ultimo, quello di risvegliare nell’uomo il desiderio di intraprendere il viaggio della conoscenza e fornirgli gli strumenti per orientarsi nel cammino (M. Pivato)

Il critico letterario Ivor Armstrong Richards nel suo Scienza e Poesia (1926) sosteneva che il compito del poeta è quello di dare ordine e coerenza a un corpo di esperienze. Come la scienza, la poesia si interroga e aguzza lo sguardo nel buio. E’ un’operazione votata allo scopo incessante, necessario e irrimediabile di dare significato alle cose del mondo.

Il poeta Piero Bigongiari diceva che “La poesia è una scienza nutrita di stupore”.

 Gabriele Lolli, in un suo bel libro Matematica come narrazione ci illustra come ogni dimostrazione può essere la storia di un viaggio in un paese sconosciuto, alla ricerca di nuove strade brevi, lunghe, accidentate; i matematici scelgono sempre quelle che salgono sulle vette e mostrano ampi paesaggi. Lolli cita un’illuminante affermazione del matematico Lipman Bers:

“La matematica è molto simile alla poesia. Quello che fa buona una poesia, una grande poesia, è che in essa c’è un’ingente quantità di pensiero espressa in poche parole.Le formule sono come le poesie”

La poesia e la matematica, come la scienza in generale, fanno parte di un’unica   avventura del pensiero e devono indurre a pensare:

Attilio Bertolucci, ha scritto: “la poesia deve insinuare dubbi salutari,  segnalare sentieri scivolosi”, così come la matematica e la fisica non esprimono verità assolute.

Leonardo Sinisgalli scrive: “I fisici devono decidere tra mondo e antimondo, i poeti tra poesia e  non poesia. La mente umana si trova più a suo agio nel negare che nell’affermare”.

Poesia e matematica, poesia e scienza non possono essere considerate due ambiti distinti. Dante, Lucrezio, Goethe avevano una cultura scientifica profonda, che riportavano nelle opere.

Molti autori italiani e stranieri hanno saputo unire i due ambiti in modo meraviglioso.

Primo Levi, scrittore, poeta, ma anche chimico (è conosciuto soprattutto per il suo romanzo Se questo è un uomo, sugli orrori dei campi di concentramento nazisti durante la 2° Guerra mondiale,) ha scritto che il suo mestiere di chimico lo ha aiutato nella chiarezza e profondità della sua scrittura così come essere poeta o scrittore ha alimentato la sua immaginazione.

Ecco alcune considerazioni tratte dal libro L’altrui mestiere:

“Sovente ho messo piede sui ponti che uniscono (o dovrebbero unire) la cultura scientifica con quella letteraria, scavalcando un crepaccio che mi è sempre sembrato assurdo. C’è chi si torce le mani e lo definisce un abisso, ma non fa nulla per colmarlo; c’è anche chi si adopera per allargarlo, quasi che lo scienziato e il letterato appartenessero a due sottospecie umane diverse, reciprocamente alloglotte, destinate a ignorarsi e non interfeconde. E’ una schisi innaturale, non necessaria, nociva, frutto di lontani tabù e della Controriforma, quando non risalga addirittura ad una interpretazione meschina del divieto biblico di mangiare un certo frutto. Non la conoscevano Empedocle, Dante, Leonardo, Galileo, Cartesio, Goethe, Einstein, né gli anonimi costruttori delle cattedrali gotiche, né Michelangelo; né la conoscono i buoni artigiani d’oggi, né i fisici esitanti sull’orlo dell’inconoscibile. […] fra le due culture non c’è incompatibilità: c’è invece, a volte, quando esiste la volontà buona, un mutuo trascinamento.”

Lo stile chiaro, trasparente delle sue opere riesce a rendere la straordinaria profondità delle sue idee e la grandezza dello scrittore. E lui stesso scrive di aver raggiunto questa chiarezza e profondità grazie al linguaggio della chimica, fatta di simboli e numeri.

Italo Calvino esplorò a fondo il mondo della matematica e della fisica, come si evince dalla  maggior parte delle sue opere:

“Tra i due linguaggi (Ndr quello della scienza e quello della letteratura),  ci può essere (proprio per la loro estrema diversità) una sfida, una scommessa tra loro. In qualche situazione è la letteratura che può indirettamente servire da molla propulsiva per lo scienziato: come esempio di coraggio nell’immaginazione, nel portare alle estreme conseguenze un’ipotesi ecc. E così in altre situazioni può avvenire il contrario. In questo momento, il modello del linguaggio matematico,  della logica  formale, può salvare lo scrittore dal logoramento in cui sono scadute parole e immagini per il loro falso uso. Con questo lo scrittore non deve però credere d’aver trovato qualcosa d’assoluto; anche qui può servirgli l’esempio della scienza: nella paziente modestia di considerare ogni risultato come facente parte di una serie forse infinita d’approssimazioni”.

Già in Sfida al Labirinto (1962) sottolineava come «l’atteggiamento scientifico e quello poetico coincidono: entrambi sono atteggiamenti insieme di ricerca e di progettazione, di scoperta e di invenzione».

 Andrea Zanzotto, uno dei maggior poeti del secondo 900, ha scritto: “La creatività della scienza, quantunque abbia a che fare quotidianamente con la durezza e la concretezza della realtà, se non può fare perno esclusivamente sulla fantasia, se ne giova tuttavia anch’essa e sovente ha qualcosa di simile alla poesia”. E cita l’esempio della mela  di Isaac Newton “nella sua paradossalità e forse irrealtà, sintetizza questo elemento: l’enorme fantasia di Newton che poteva saltare in un lampo tutte le connessioni che ci sono tra la mela che cade e la gravità”

 Se pensiamo ai miti (es. il mito della Caverna di Platone) , sono storie intrecciate alla primitiva scienza astronomica. Oggi alcune teorie fisiche (multiverso, stringhe) fanno talvolta venire il dubbio che siano storie. Quindi non sorprende che fisici come Carlo Rovelli ricorrano alla letteratura per colmare lacune e mancanze o solo insoddisfazioni per una teoria scientifica: ” la condizione umana non viene esplorata solo attraverso leggi scientifiche , ma è esplorata dai concetti filosofici e soprattutto tramite categorie della narrativa e della poesia che distillano e coagulano,, trasfondono e uniscono la comprensione e l’intuizione, il sapere e il sentire” (L’Ordine del tempo, Adelphi).

Per quanto riguarda l’immaginazione che accomuna scienziati e poeti, ecco cosa hanno scritto due donne, due famose matematiche vissute nel 19° secolo:

 Sofia Kovalevskaja:  “bisogna abbandonare il vecchi pregiudizio che un poeta debba inventare qualcosa che non esiste, che immaginazione e invenzione coincidano. Mi sembra che il poeta debba solo percepire quello che gli altri non percepiscono, guardare più a fondo di come guardano gli altri. E i matematici devono fare lo stesso. Non è possibile essere matematici senza essere poeti fino in fondo”.

Ada Lovelace , il cui lavoro in collaborazione con lo scienziato inglese Charles Babbage fu considerato profetico nella scoperta della macchina analitica, scrive:

“Ho fatto alcune curiose osservazioni sullo studio della matematica.  Le più importanti sono le seguenti: la matematica genera un immenso sviluppo dell’immaginazione a tal punto che non ho dubbi che se continuerò i miei studi, a tempo debito sarò un poeta” (da una lettera del 1841 all’amico e stimato professore di matematica Augustus De Morgan).

 Intuizione, immaginazione: gli scienziati hanno spesso l’intuizione di ciò che intendono dimostrare; allo stesso modo, il poeta ha l’intuizione di ciò che intende mostrare, poiché la poesia non può dimostrare nulla, diversamente dalla filosofia e dalla scienza, ma piuttosto “rivelare”.

Tuttavia, come la poesia parla ai poeti e ai lettori attraverso le immagini,  allo stesso modo scienziati e matematici danno un senso alla realtà attraverso le immagini. Un 17enne Einstein sosteneva di aver cavalcato un raggio di luce per calcolarne la velocità. Henri Poincaré, uno dei più grandi fisici e matematici del 19 ° secolo, è stato ispirato per le sue migliori scoperte mentre camminava lungo la spiaggia o sorseggiava una tazza di caffè. Voltaire si chiedeva: che cos’è un’idea? È un’immagine disegnata nel mio cervello. Il fisico Guido Tonelli, uno degli scienziati che ha contribuito alla scoperta del bosone di Higgs al Cern di Ginevra, ha scritto in un articolo pubblicato tempo fa su  Il Sole 24 Ore : “La ricerca scientifica ha bisogno di quel pizzico di immaginazione, o persino di follia, che ti consenta di lasciare la strada battuta e trovare sentieri non ancora percorsi. La creatività è il campo in cui la scienza e la letteratura e l’arte in generale scoprono un terreno più comune di quanto si creda comunemente”. Ecco un passaggio illuminante da un testo di Leonardo Sinisgalli, un grande poeta italiano, nonché  ingegnere e  matematico: “La poesia ha in comune con la matematica, la tensione dell’intelligenza, la felicità. in relazione allo sforzo : un sonetto è un meccanismo, una elaborazione perfetta, in cui è possibile ammirare la capacità di un pensiero compiuto, di una sequenza di immagini all’interno di un certo numero. ”(quartina e terzina, rima alternata, endecasillabo).

 Leonardo Sinisgalli, in una lettera a Gianfranco Contini del  1941, ha cercato di condensare la forza della poesia in una formula: a + bi, dove a e b sono numeri reali, mentre io è un numero immaginario che rappresenta il potere della poesia. Forse per rispondere al montaliano “non domandarci formula che mondi possa aprirci” 

Matematica e Poesia tendono alla bellezza. Godfrey Harold Hardy, professore di matematica a Cambridge nei primi decenni del  ‘900, scrive: “I matematici, come i pittori e i poeti sono creatori di modelli. Il pittore crea i suoi modelli con forme e colori, il poeta con le parole. Definire la bellezza matematica può essere difficile, ma è così par qualunque genere di bellezza. E anche se non sapremmo dare una definizione di bella poesia sappiamo sempre riconoscere una poesia bella quando la leggiamo(Apologia di un matematico, Garzanti).

Matematici e fisici sanno cosa è una bella formula: è una formula che racchiude in pochi numeri e simboli dimostrazioni complesse e difficili, come la celebre formula della Relatività ristretta di Albert  Einstein  E=mc2

Brevità e bellezza sono anche ciò che distingue la poesia, dove ogni parola ha un suo peso, intensità e compressione.

Sempre sul concetto di bellezza e sul rapporto matematica e poesia e Leonardo Sinisgalli scrive “non vi pare che nei cristalli/la natura si esprime in versi?” (Furor Mathe,maticus, Mondadori).

E la poeta polacca Wislawa Szymborska scrive:

 “Non ho difficoltà a immaginare un’antologia dei più bei frammenti della poesia mondiale in cui trovasse posto anche il teorema di Pitagora. Lì c’è quella folgorazione che è connaturata alla grande poesia e una forma sapientemente ridotta ai termini più indispensabili e una grazia che non a tutti i poeti è concessa (Letture Facoltative , Adelphi).

Relativamente al linguaggio, la poesia è matematica: pensate solo alla prosodia, agli accenti ritmici e sillabici, ai versi e agli schemi metrici (endecasillabo, settenario, sonetto, terzina, ecc.). Non solo: se la poesia è linguaggio che parla ai sentimenti, al cuore di tutti gli esseri umani senza distinzione di cultura, religione, etnia, se davvero è un ponte che unisce con le parole tutti i popoli, a maggior ragione lo è la matematica, linguaggio universale poiché numeri e simboli sono gli stessi in ogni parte del mondo.

 Poesia e scienza utilizzano meravigliose metafore. La metafora è uno strumento conoscitivo, crea suggestione, stimola l’immaginazione.  La metafora raggruppa in un unico nucleo tematico o immaginativo una serie di elementi-nozioni cha da verbali diventano concettuali.

 La poesia è un lavoro rigoroso e attento sul linguaggio, è un lavoro di sottrazione per evitare la ridondanza. Credo fermamente nella musicalità della poesia, ritengo fondamentale il ritmo, l’armonia che viene offerta dai numerosi “espedienti” tecnici che il poeta ha a disposizione: rime, assonanze, consonanze, accenti. Questo lavoro paziente e attento. Il Labor limae di Orazio che poi si trasforma in un diverso approccio alla lettura, un modo nuovo di esplorare e quindi di acquisire conoscenza della realtà attraverso quella lente di cui ho già parlato. Lo stesso lavoro a tavolino che gli scienziati devono fare per dimostrare le loro intuizioni. L’ obiettivo, e in questo sta il grande la responsabilità del poeta e dello scienziato non solo al giorno d’oggi, ma da sempre, è quello di insinuare nel lettore “dubbi salutari” al lettore, che deve avere un atteggiamento positivamente critico e nel contempo teso all’approfondimento di fronte alla complessità del reale.

Anche la matematica, come la fisica e le scienze in generale, richiedono un duro lavoro a tavolino, richiedono dedizione, passione.

La poesia è anche memoria individuale e collettiva. Facciamo uso dei nostri ricordi, esperienze e contraddizioni che ci attraversano ogni giorno e che al contempo noi stessi attraversiamo. Siamo come ha scritto il poeta Giancarlo Majorino, singoli di molti, come spugne, assorbiamo dagli altri e allo stesso tempo diamo una parte di noi stessi agli altri. Tutto questo entra nella poesia. A volte mi capita che una sensazione, un’ emozione, un gesto, una parola, un oggetto, colpisce la mia sensibilità. A volte passano i giorni, mesi, prima che quel gesto, parola o emozione inizino a farsi sentire in modo più preciso e più forte, emergano di nuovo alla coscienza come una “provocazione dell’esistenza”, come ha scritto Vittorio Sereni, ed è allora che sento l’ urgenza di tradurre in poesia quei sentimenti. Ma deve esserci un periodo di assestamento.

Laura Garavaglia