Settembre all’insegna della cultura coreana: un onore per me, com presidente de La Casa della Poesia di Como e direttrice dl Festival Internazionale di Poesia Europa in versi, ospitare due nomi significativi della poesia e della cultura coreana contemporanea: Kim Kooseul e Choi Dongho. Qui una foto degli incontri avuti dal 12 al 19 settembre in Italia e un mio breve articolo. Per maggiori dettagli consultate il sito de La Casa della Poesia di Como al link:https://www.lacasadellapoesiadicomo.com/
La corea del Sud è un Pase ipertecnologico, che si è sviluppato a ritmi velocissimi soprattutto a partire dagli anni ’90 del secolo scorso, pur avendo alle spalle una storia costellata da eventi drammatici e una ferita, la divisione tra Nord e Sud del Pase, ancora aperta nel cuore del popolo coreano. l’Italia ha imparato ad amare la Corea attraverso il K-pop, il cinema Parasite di Bong Joon – ho, Poetry di Lee Chang-dong, Old Boy di Park Chan -wook) e le serie TV.
Per quanto riguarda la letteratura coreana, oggi in Italia sono stati tradotti un buon numero di romanzi e saggi, e l’assegnazione del Nobel per la letteratura a Han Kang, testimonia non è un traguardo isolato, ma riflette l’alto livello e la maturità espressiva che gli scrittori coreani hanno saputo conquistare sulla scena globale.
Ancora poco conosciuta in Italia è invece la poesia coreana, in particolare la poesia moderna e contemporanea. Abbiamo infatti due raccolte di famosi poeti del periodo della occupazione giapponese, Fiori d’Azalea (Orientalia Editrice) di Kim Sowol e Vento Blu -Ensemble (traduzione italiana del titolo originali (Cielo, vento , stelle e poesia ) di Yun dong Ju e dei contemporanei il libro Fiori d’un istante di Ko Un (Ed. Cafoscarina) e L’isola che canta (Lietocolle)o la l’antologia Nel verde di mia madre e del mio cuore” (Volume 1) – Libreria Editrice Orientalia, Una raccolta di poesia coreana contemporanea curata da Eun Oh e Imsuk Jung.
Eppure la poesia rappresenta l’anima più intima, storica e riflessiva del popolo coreano. Lo testimoniano le antiche canzoni risalenti al periodo Gojoseon , gli hyangga la forma metrica diffusasi durante il Regno di Silla Unificato (676 – 936) e poi ala forma dei Sijo periodo Koryo(936 – 1392) sviluppatisi poi durante i periodo Joseon (1910- 1945) quest’ultima forma breve composta da tre versi. Proprio guardando alle forme metriche del passato, Choi Donhgo ha voluto trovare un’alternativa al linguaggio decostruttivo, frammentario che i poeti del degli anni ’80 hanno sperimentato come linguaggio di resistenza e opposizione (due esempi, Hwang Chiu e Kim Hyesum) i cui componimenti hanno poi influenzato anche le generazioni successive ,fino ai giovani poeti del 2000, quella corrente che va sotto il nome di Merope, “New Wave”,“Nuova Onda”. I giovani poeti coreani volevano rompere con la tradizione poetica del Paese — sia nella forma che nei contenuti. Invece di scrivere poesie sulla natura, sulla storia, sul realismo, ecc., i giovani autori di quel periodo erano interessati alla fantasia, al dramma, al grottesco e alla descrizione di una controcultura. Un linguaggio che utilizza giochi di parole, gergo di Internet, messaggi SMS e persino espressioni volgari o dissacranti. Questa nuova corrente sollevò interrogativi controversi sul ruolo della poesia in Corea: “La New Wave fa bene o non fa bene?”. Una domanda fondamentale, dato che in Corea, come afferma Kim Kyung-ju, le forse l’esponente più significativo di questa corrente, le forme tradizionali di letteratura sono lo strumento con cui la società affronta al meglio questi fenomeni sociali.
A questo tipo di poesia Choi Dongho oppone la sua poetica del Lirismo Estremo, ossia una poesia di 4 versi, “canzone breve” che riprendere la tradizione della poesia coreana a cui ho prima accennato, anche rifacendosi ai principi del Taoismo e del Buddismo Zen, ma rivitalizzandola di nuovi contenuti. Esprimere le emozioni più complesse attenendosi al rigore della metrica, condensare il vissuto i 4 versi è per il poeta la sfida che le nuove generazioni di poeti coreani dovrebbero affrontare.
Kim Kooseul ha scritto anche poesie di quattro versi pubblicate nell’Antologia delle poesie di quattro versi, ma è giusto che io delinei brevemente le caratteristiche principali della sua poesia: ha dedicato la sua vita allo studio dei giganti del modernismo occidentale come T.S. Eliot, la sua poesia presenta una struttura formale molto rigorosa, pur conservando una forte sensibilità legata alla contemplazione della natura e alla ciclicità della vita. La sua è una poesia densa e profondamente intellettuale, intrisa di malinconia, spiritualità e riflessione filosofica. Kim Kooseuol non descrive i sentimenti in modo vago. Utilizza a volte elementi matematici (gradi, vertici, punti di fuga, triangoli) per dare una forma solida, visibile e universale al caos emotivo dell’anima. Per lei la vita è “segnata dal destino” proprio perché l’essere umano è condannato a muoversi verso una meta che si sposta continuamente più in là, e questo appare nei suoi versi che mantengono intatta la sua a volte dolorosa, ma bellissima, tensione emotiva.
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