Farfalle e pietre
Il gioco sempre rischioso dell’esistere – e dunque il viaggio, l’avventura – di cui Laura Garavaglia registra gli spezzoni di percorso, avviene dentro un magma che tutto sembra assorbire e confonde. Eppure, in questo ribollire caotico e pastoso, il soggetto, pur visto come minuzia vitale, come microesistenza, come presenza minima, compie la sua vicenda sempre a ridosso dell’orlo di un buco nero, sempre in prossimità di quello che gi astrofisici chiamano, molto poeticamente, l’orizzonte degli eventi. Dal quale orizzonte, il soggetto stesso è in fondo come attratto, come se fosse vertiginosamente calamitato dal vuoto, o dalla “bellezza del nulla”. Uno dei temi circolanti in questi versi è d’altra parte proprio quello della distruzione e dell’autodistruzione, dell’autoannullamento, magari per implosione, come più volte ci viene suggerito. Lo stupore che regge questi tracciati di meditazione lirica nasce anche dall’osservazione di una realtà che nel suo complesso sembra oscillare, appunto, da una confusione magmatica che tutto macina, alla gelida esattezza matematica di un universo che trascende il destino individuale. Tematica classica, d’accordo, ma qui interpretata in modo personale, attraverso la produzione di una serie considerevole di reperti, di tracce, di impressioni prelevate dalla concreta evidenza delle cose, dalla perlustrazione attiva dei luoghi.
(Dalla prefazione di Maurizio Cucchi)