“Morire a vent’anni se intorno stormisce la vita è atroce e banale”
Ho rivisto dei versi di una mia poesia, “Madri”, scritta per l’attacco terroristico alle Ramblas, a Barcellona nel 2017. Mi sono tornati in mente quando ho appreso della tragedia che si è consumata a Crans- Montana nella notte di Capodanno. La morte è una dimensione che ognuno di noi, benché siamo coscienti dell’essere mortali, vorrebbe fosse il più lontano possibile dall’orizzonte delle nostre vite. Questo è ancor più vero quando ad essere fagocitati dalla morte sono dei giovani. Sappiamo delle morti atroci soprattutto di tanti giovani nelle guerre e nei conflitti in corso, in Palestina, in Ucraina nelle tensioni in Iran e nei tanti luoghi spesso dimenticati dai media, dalla fascia del Sahel (Sudan, Mali, Burkina Faso,), alla Repubblica Democratica del Congo, nel Myanmar e in Afghanistan e Pakistan…dovremmo piangere ogni giorno la morte dei giovani in questi Paesi, ma alla fine è come se ci fosse una sorta di rassegnata assuefazione al Male. Ciò che è accaduto a Crans-Montana (ed è uno dei tanti casi di tragedie simili che hanno scosso tanti Paesi, dalla Macedonia a Kocani, in Corea del Sud a Seoul, a Goa, solo per fare degli esempi) ci sconvolge perché è accaduto in un contesto dove l’accogliere il Nuovo Anno avrebbe dovuto portare solo speranza, fiducia nei progetti che magari avevano pensato per la loro vita futura o anche solo per i primi giorni del 2026, giorni di vacanza, dato che la maggior parte delle vittime hanno meno di diciassette anni. La morte di tutti i giovani che si trovavano nella discoteca lascia attoniti tutti noi e ci dà la misura di come tutto possa cancellarsi in un attimo, come un momento di gioia e di euforia possa trasformarsi in un inferno dove il fuoco che ha ingoiato tante vite fa da contrasto con il paesaggio montano, dove neve e ghiaccio scintillano al sole nelle giornate di cielo terso. Momenti di divertimento, di felicità che s’immaginano uno slancio verso l’alto trasformate in dolore abissale, scintille di candele artificiali che hanno provocato l’incendio partendo dal soffitto contrastano con il cielo stellato delle notti serene in montagna e quasi in modo tragicamente beffardo con il nome del locale dove è scoppiato l’incendio, Le Constellation. E poi le grida che non erano di gioia, come quelle di ragazzi che festeggiano un nuovo anno che avrebbe dovuto essere, per la loro età una delle tante perle da aggiungere al filo delle loro vite. Penso a quei corpi carbonizzati, ai giovani gravemente ustionati che pagheranno per tutta la vita, ammesso che riescano a sopravvivere, poche ore di sacrosanto diritto a divertirsi. E penso, da madre, ai loro genitori, perché non esiste dolore più atroce che veder soffrire i propri figli e ancora di più, sopravvivere a loro.
